Dopo lunga e penosa malattia, romanzo di Andrea Vitali

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Ovvero quando Andrea Vitali scrive in giallo!
Romanzo forse insolito questo, per l’autore bellanese che ci ha abituato a romanzi “non di genere” caratterizzati dal gusto di descrivere epoche della storia contemporanea (il fascismo de “La figlia del podestà” o de “La leggenda del morto contento”), il secondo dopoguerra di “Una finestra vista lago”, gli anni sessanta di “Un amore di zitella”) nell’interpretazione di personaggi che spesso sembrano fuoriuscire dall’operetta.

In questa vicenda un medico curioso e interessato, Carlo Lonati, chiamato d’urgenza nella notte dai familiari dell’amico di sempre, il notaio Luciano Galimberti, sigla il certificato di morte dell’ex compagno di avventure indicando “morte naturale” come causa del decesso. Tuttavia, l’improvvisato detective coglie segnali e indizi ben precisi, dai quali sembra evidente che la morte è stata propiziata dall’intervento umano. Non ultimo un necrologio inappropriato: che senso ha, per un infarto, parlare di morte sopraggiunta “dopo lunga e penosa malattia”?

Ne segue una girandola di eventi, in mezzo ai quali il medico-Sherlock Holmes fiuta sempre più da vicino l’odore di un omicidio bello e buono. L’indagine lo condurrà da Bellano all’altra sponda del lago di Como: in quel di Dongo …
Strana vita parallela quella che continua a unire il defunto notaio con l’amico medico: i trascorsi, che hanno visto i due appaiati nel far bisboccia, sembrano rivivere in un presente ove i presagi di morte si materializzano nelle crisi di angina e nella necessità di ricorrere a un losco farmacista che sembra imparentato più ai Borgia che a Galeno …

Indubbiamente, Andrea Vitali fornisce con questo romanzo una bella prova di versatilità narrativa diffondendo sul suo lago di Como un’inconsueta luce gialla durante un’ottava dell’estate di San Martino (i fatti sono descritti in un diario che si sviluppa dal quattro al dodici novembre).

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