La signorina Tecla Manzi, Andrea Vitali
Ultimo aggiornamento Domenica 04 Dicembre 2011 15:42 Scritto da Bruno Elpis
Un romanzo leggermente tinto di giallo, quello in cui “la signorina Tecla Manzi” è un’altra icona creata con ironia da Andrea Vitali. L’autore, non smentendo la sua poetica, anche in questa storia non ha scelto come protagonista una femme fatale, una donna avvenente e di successo, o una ballerina di charleston reduce dai fantastici anni venti (il romanzo è ambientato negli anni trenta, con retrospettive sino agli inizi del secolo)…
bensì un cumulo di ossa, “una donnetta secca secca come un missoltino” (ove ‘missoltino’ è l’agone essiccato, da mangiare con la polenta secondo la tradizione culinaria lariana) con un passato da ‘fuori di testa’ (di pittrice di bassa lega e di mistica visionaria) che getta un’inesorabile ombra sulla sua credibilità.
Ma procediamo con ordine, perché leggendo questo romanzo – nel quale i personaggi e i fatti irrompono con la stessa esuberanza di un torrente che scende dai monti cornice del lago di Como – si avverte l’esigenza di fissare alcuni punti fermi nell’abbondanza di elementi che intricano la narrazione.
La storia muove da tre fatti, che convergono in un unico punto di confluenza, rappresentato dalla caserma dei carabinieri di Bellano.
Primo evento. La nostra eroina, appunto “la Tecla”, denuncia agli interdetti militi del presidio bellanese il furto di un oggetto Kitch, apparentemente di nessun valore: un quadretto raffigurante il “Sacro Cuore di Gesù”.
Secondo macabro accadimento: il seppellitore Sabino Frascati, professione becchino, prende atto con orrore che è stata profanata una tomba. Quella nella quale dovrebbe riposare l’anima, in vita turpe, di uno spregevole strozzino, un tal Ercole Perego che nella sua esistenza terrena si è macchiato di molti peccati. Non ultimo, quello di aver causato il suicidio di un direttore di banca e il licenziamento del padre dell’attuale podestà. I carabinieri, tuttavia, accertano che la salma non può appartenere all’usuraio, perché nella tomba violata giace … il cadavere di una donna.
Terzo fatto. In quel di Vendrogno si favoleggia delle abilità terapeutiche di un guaritore, specializzato in esorcismi vermifughi, il cui protocollo tuttavia prevede la recita di una formula anti-regime. Occorre pertanto indagare, per accertare se le dicerie corrispondano a verità, perché la responsabilità da acclarare non è l’esercizio abusivo di due professioni (medico e farmacista), bensì un reato d’opinione, secondo quanto in uso ai tempi della ‘vittoria del listone’.
Il drappello dei carabinieri, che si incaricano di andare a fondo delle strane vicende principalmente per la tenacia tutta sarda del comandante pro tempore (il brigadiere Mannu), è una piccola armata Brancaleone, composta – oltre che dal facente funzione dell’assente maresciallo Maccadò – dal volitivo e fiero appuntato siciliano Misfatti (in perenne conflitto caratterial-geografico con Mannu) e dallo sprovveduto Locatelli, giovane e limitato bergamasco in preda agli incubi di un passato di bracconiere, ancora vergine, ma abile a riproporre ricette della nonna, come la famigerata ‘cazzuola’.
Dunque: tre filoni di indagine, tre inquirenti e le loro gesta, sulle tracce di una storia complicata da uno scambio di cadaveri e dalle direttive che giungono dal podestà e dal comando CC di Lecco, mentre la trama della storia sembra ordita dai tre fratelli Manzi. Che poi sono: la già descritta zitella Tecla, il sinistro fratello muto “dal viso grossolano e rincagnato”, collaboratore del Perego nell’arte usuraia, e il redivivo Nello che, fuggito dalla sua strana famiglia, ha simulato di essere rimasto vittima di un crollo al traforo del Sempione, salvo poi tornare sulla scena per soddisfare le insaziabili voglie di un’attempata vedova locale.
Sullo sfondo, la solita Bellano, con i suoi squarci vista lago e, questa volta, il suo cimitero, il santuario di Lezzeno, le salite a Vendrogno, la piramide naturale del Legnone.
Quando tutte le vicende sembrano sgonfiarsi o scoppiare come bolle di sapone, e i sospetti sulla reale esistenza di ‘un tesoro’ sembrano sgretolarsi con l’evolvere vagamente demenziale delle indagini, è lì che Andrea Vitali assesta la sua zampata finale: una riflessione etica che affiora con la potenza della saggezza popolare. Come dire, rettifichiamo il detto “pecunia non olet” e ristabiliamo in qualche modo un elementare concetto di giustizia. Opinione pienamente condivisa da …
Bruno Elpis
La signorina Tecla Manzi
Andrea Vitali
Garzanti, 2004
Prezzo di copertina: 16,60 euro
La signorina Tecla Manzi in audiolibro CD su laFeltrinelli.it
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